Badia Tedalda Storia - Ente Mostra Valtiberina Toscana - Artigianato Artistico Tradizionale

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Badia Tedalda - La Storia

Il colle dei "Galli", sul quale oggi svetta, restituita agli antichi splendori, la Chiesa Abbaziale di San Michele Arcangelo, forse dice di più, storicamente, di quanto il toponimo ad una prima lettura potrebbe far pensare. Ci riporta, infatti, ai popoli italici, al tramestio di invasioni, di avanzamenti, di arretramenti di etnie che sono fenomeni propri di posizioni di confine o di transito, o di importanza strategica. Etruschi, Umbri, Romani, Galli e poi Bizzantini, Longobardi ed altri ancora transitarono per questi territori "badiali", passaggi obbligati per connettere le terre e le culture dell'Etruria, con quelle latamente adriatiche.

Arezzo-Rimini era la via che gli antichi eserciti Romani calcarono in funzione antiannibalica ma anche in seguito le popolazioni della media e alta Valmarecchia, come quella dell'alto Montefeltro e del Foglia, avevano nei passi di Viamaggio (Via Major) e delle altre selle appenniniche circonvicine, gli itinerari commerciali e di comunicazione in genere sulle direttrici transappenniniche. Badia Tedalda ne era la scolta. I monaci amministravano l'utilizzazione delle ampie zone boscate, pascolive o messe a coltura organizzando anche la vita civile e religiosa. L'Abate, qui residente, raccolse per anni nelle sue mani ampi poteri autonomi, commisti al potere politico/militare, che gli permise di unificare l'ampio territorio che oggi, sostanzialmente, forma la giurisdizione del comune di Badia Tedalda. Così come in epoca romana Badia Tedalda fu, forse, una "mansio itineraria" quale appoggio dei viaggiatori in prossimità del valico, anche in seguito la struttura antropica e dei servizi perpetua questa funzione, con particolare riguardo per i "romei", i pellegrini che negli anni giubilari o comunque per devozione si recano a Roma e più tardi al "perdono" di Assisi.

Ranco non era solo "dogana" ma anche posto di controllo, in caso di epidemie, dei pellegrini in transito; Rofelle aveva un lebbrosario, "hospitalia" erano sicuramente presenti a Fresciano e al Palazzo dei Monaci, da dove si scendeva per il Passo dello Spugnolo verso Aboca, mentre l'itinerario antico di Viamaggio faceva scendere al Tevere per Castelnuovo/Brancialino.

Ancora a fine Settecento e nel primo Ottocento una "Strada Regia" o "Maestra", risaliva dal Ranco sulla sinistra del fiume Marecchia, portava al diruto castello di Cocchiola, costeggava per qualche tratto il "Fosso della Giustizia" e raggiungeva Viamaggio. Questo, come il passo dello Spugnolo e l'altro detto "delle vacche" hanno costituito punti di riferimento fino all'epoca moderna per viandanti, pellegrini, transumanti ed anche per soldataglie di ventura. Ma all'ambiente naturale e alle sue strutture varie, Badia Tedalda unisce una storia millenaria ricca di personaggi, di avvenimenti e di "frasi", che contribuiscono a rendere densa la stratigrafia memoriale di questo territorio. Fece parte, dopo il tramonto dell'impero romano, della regione delle "Alpi Appennine", dell'altra detta "dei Castelli" e della Pentapoli Montana. Fa parte nel X secolo della Massa Verona e Ottone I ne investì i precursori dei Conti di Galbiano e di Montedoglio. A questo periodo probabilmente risalgono le primigenie abbazie di S.Arduino e di S.Michele Arcangelo. Nel temporale, poi, entra a far parte della Massa Trabaria (1209) e nello spirituale della Pieve di Boccognano e della Diocesi di Città di Castello (almeno dal 1126). All'inizio del XIII sec. l' abbazia costituisce un autonomo nucleo di potere feudale su un territorio di circa 14.000 ettari. Ciò è rafforzato dal fatto che il nuovo monastero costruito nel 1238 dall'Abate Guido del Presale è strutturato come un "castrum". Inizia una persistente azione di unificazione delle varie comunità sotto un unico centro di potere e così si forma la struttura amministrativa che germinerà, nel tempo, il Comune moderno di Badia Tedalda, nella forma attuale creato nel 1775. Grandi figure di Abati signoreggiano la storia: l'Abate Tedalgrado del Sec.XIII. Esso contende il "Passo" al Vescovo Tifernate come a Ragneri di Carpegna (1267), ai Montedoglio e ai Motefeltro (1277).

L'abate Niccolò, in un periodo di gravi perturbazioni feudali, si mette sotto la protezione di Pietro Tarlati; e dopo di lui verranno Uguccione della Faggiola e Neri della Faggiola. Quindi i Montedoglio (1385) che nel 1489 cederanno questo territorio alla Repubblica di Firenze. Al periodo fiorentino attiene l'Abate Bonafede, personaggio di cultura e di carattere, che ridarà lustro all'Abbazia e la arricchirà dei capolavori di terrecotte commissionandole a Benedetto da Buglione, della scuola Robbiana.