Pieve Santo Stefano Storia - Ente Mostra Valtiberina Toscana - Artigianato Artistico Tradizionale

MOSTRA MERCATO dell'ARTIGIANATO
della VALTIBERINA TOSCANA

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Pieve Santo Stefano - La Storia


Pieve Santo Stefano, secondo un'antica tradizione, si ritiene fondata dagli umbri-sarsinati come luogo fortificato che agevolasse i collegamenti con Città di Castello e Perugia; secondo altri va invece identificata con la romana Suppetia o Sulpitia. Con certezza si fa di essa menzione solo nel 967 in un diploma di Ottone I tramite il quale veniva confermata in feudo, con il nome di Oppidum Verone insieme a tutti i territori facenti parte della Massa Verona, a un suo vassallo, il nobile Goffredo di Ildebrando.


Nel 1220, sviluppatasi ormai come comunità intorno alla propria pieve (già ricordata in un privilegio di Innocenzo III del 1198 come pieve di Santo Stefano) e assunto l'attuale nome, risulta da un diploma di Federico II sotto la giurisdizione politica di Arezzo; per la sua ubicazione strategica fu comunque a lungo contesa anche da Città di Castello e Perugia - che nel 1269 per pochi mesi riuscì ad averla tra i propri domini -, cosicché nel corso della sua storia più volte dovette subire tentativi di conquista. Nel 1318 divenne possesso dei Tarlati, che nel 1325 la fecero sede di un viscontado dominante su tutta la Val di Verona, e sotto costoro rimase (tranne un breve periodo di dominio fiorentino nel 1343) fino al 1385, quando - cacciati i Tarlati - gli abitanti di Pieve Santo Stefano, con una deliberazione formalmente spontanea, entrarono a far parte del distretto fiorentino; divenne allora sede di una podesteria di prima classe, con giurisdizione civile su tutta la Val di Verona, mentre per il criminale dipendeva dal vicariato d'Anghiari. Dopo un'effimera ribellione a Firenze nel 1502 e dopo aver valorosamente resistito al duplice assalto dei lanzichenecchi dell'imperatore Carlo V che marciavano verso Roma nel nel 1545 fu promossa a capoluogo di vicariato, con giurisidizione anche su Caprese e Chiusi della Verna.

Nel 1855 l'abitato fu per gran parte sommerso dalle acque del Tevere a causa di una frana staccatasi dal poggio di Belmonte.

Durante la seconda guerra mondiale Pieve Santo Stefano, a poca distanza dalla quale passava la linea gotica, subì per i bombardamenti numerose perdite tra la popolazione e gravi distruzioni.

DA VEDERE

Museo Contadino

Il Centro possiede oltre duemila oggetti, dall'agaiolo alla treggia, sistemati in modo che si possa intuire come gli strumenti venissero adattati alle esigenze ed ai gusti personali. Con un ingresso indipendente dalla scuola che lo ospita, il Centro si estende su dieci locali, offrendo alle scolaresche ed ai gruppi di visita la possibilità di sostare in uno spazio-laboratorio attiguo e di svolgere in esso delle attività didattiche. Chi visita il Centro ha sicuramente la consapevolezza di accostarsi a documenti di grande valore che "raccontano" delle sofferenze e delle gioie legate alla terra e all'andamento delle stagioni. La realizzazione del Centro è stata possibile grazie all'apporto spontaneo e prezioso di molte persone, all'interessamento della Direzione Didattica, il I° Circolo di Sansepolcro, ai contributi del Comune di Pieve Santo Stefano, della Comunità Montana Valtiberina Toscana e della Regione Toscana. Per interessamento del Distretto Scolastico-Valtiberina, il Centro è stato inserito nel progetto EMMETI, Beni Culturali e sistema formativo in Valtiberina. Il visitatore potrà sostare nei seguenti locali: il mulino, il forno, la casa, la carraia, la caciaia, la cantina, la stalla, la stanza della cardatura e tessitura, l'angolo del calzolaio, il locale degli attrezzi grossi, la camera da letto e la sala del plastico dei sistemi di battitura.

Chiesa della Madonna dei Lumi

Poco prima del ponte sul Tevere si trova la cinquecentesca chiesa della Madonna dei Lumi. La chiesa, a croce greca con cupola, fu edificata tra il 1590 e il 1625 sul luogo in cui era un affresco raffigurante la Vergine. L'affresco era stato visitato, secondo la tradizione, da schiere di angeli portanti lumi e per questo la popolazione costruì l'edificio sacro.

Collegiata di Santo Stefano

La neoclassica Collegiata di Santo Stefano è situata nella centrale piazza della Repubblica. La chiesa fu rifatta nel secolo scorso sui resti di un edificio preesistente di cui si ha notizia fin dal 1200. La facciata reca, nella lunetta del portale, un affresco raffigurante il martire titolare della Collegiata (1930). L'interno, ripartito in tre navate a croce latina, conserva un Martirio di Santo Stefano attribuito allo Spagnoletto, una robbiana Madonna col Bambino e un dossale in terracotta invetriata del 1514, con l’Assunzione e Santi, attribuito ad Andrea della Robbia.

Convento di Cerbaiolo

Il convento si presenta con edifici costruiti tra le pareti rocciose, in bella posizione panoramica, a 771 metri di altitudine. Il complesso edilizio si è sviluppato integrandosi alle rocce del monte e si articola intorno al piccolo chiostro con diversi corpi di fabbrica quasi tutti ristrutturati dopo le ultime vicende belliche. Poco sotto il nucleo principale si trova un edificio a torre destinato a cappella e poggiante in un fianco su un grosso macigno sporgente.

Palazzo Pretorio e Palazzo Comunale

Al centro dell'abitato del paese tiberino si affacciano i palazzi Pretorio e Comunale uniti da un grande arco. I palazzi, che mostrano un'ispirazione cinquecentesca, furono distrutti quasi del tutto durante l'ultima guerra e sono stati riedificati nelle forme originarie (1950). Le facciate sono arricchite da numerosi stemmi in pietra e da sei stemmi robbiani. Il Palazzo Comunale raggiunse la forma oggi riprodotta nel 1320, quando divenne sede del visconte. All'interno, nella Sala Consiliare, si trovano una bella terracotta invetriata di Girolamo della Robbia (1511) raffigurante Cristo e la Samaritana al Pozzo, un camino in pietra del 1592 e una campana del 1499. Oltre l'arco che collega i due palazzi è la Piazza delle Logge del Grano, antico mercato coperto. Le Logge furono erette nel XVI secolo e riproducono il modello presente in vari centri toscani della loggia pubblica, luogo di incontro e di commerci.

Borgo di Baldignano

L'antico borgo di Baldignano conserva la forma del castrum nella disposizione degli edifici. L'unico elemento superstite del castello è costituito da una torre con muratura molto antica. Di interesse è la chiesa di San Lorenzo, non tanto per gli esterni, ma per la bella cripta forse risalente al XII secolo.

Borgo di Mignano

Il castrum di Mignano si presenta ancora in parte conservato nelle sue strutture essenziali. Il borgo è ubicato non lontano da Pieve Santo Stefano ed è formato da costruzioni fortificate erette a ridosso della chiesa di Sant’Andrea e San Vito, e dai resti di una torre del XIV secolo. Appartenne ai conti di Galbino, Caprese e Montedoglio finché nel 1085 passò all'abbazia di Decciano.

Borgo di Valsavignone

Il Borgo di Valsavignone presenta ancora la distinzione tra la residenza feudale arroccata sul poggio dominante il Tevere e l'insediamento sottostante formato da piccole case. Di fianco alla chiesa è ancora visibile l'antico arco di accesso al castello che aveva le costruzioni addossate alla cinta muraria. Valsavignone fu donato nel 967 dall'imperatore Ottone I a Goffredo figlio di Ildebrando, passando in seguito ai conti di Montedoglio e alla Badia del Trivio.